Vi piace aver paura ?
Se non vi piace, non guardate questo film, a mio parere in assoluto il migliore uscito sinora dal genio sregolato e un po’ disturbante di Tarantino, che ritrae la cristallina purezza di una malvagità assoluta, non segnata da dubbi di squilibrio mentale dei due giovani protagonisti di “Assassini Nati” o dalla paranoia di Hannibal Lecter.
I signori White, Pink, Orange, Brown, Blonde, Blue non si conoscono o forse sì, forse uno di loro è una spia e forse no, hanno commesso una qualche rapina, ma non tutto è andato per il verso giusto, dato che uno di loro è gravemente ferito e agonizza per tutto il film.
Tarantino non si disturba a spiegarci questi particolari dei quali - in effetti - non sentiamo la mancanza; i protagonisti (e raramente ho visto interpreti così “a fagiolo” nei loro personaggi, bastino per tutti Michael Madsen o Steve Buscemi, ma naturalmente su tutti Harvey Keitel) sono semplicemente il prodotto speriamo estremizzato di una società che non dà nessun valore alla vita umana: per loro uccidere è un atto del tutto normale, degno di nota solo quando si uccide in modo particolarmente pittoresco o creativo.
La morte è il membro muto della banda, ma è anche il padrone del teatro di burattini in cui si svolge l’azione oltre che, ovviamente, il burattinaio.
C’è chi si è scandalizzato per la violenza, ma non sono d’accordo: non c’è compiacimento in come Tarantino ci racconta la violenza di queste vite disgraziate, ma una semplice e quasi clinica oggettività.
Un ultimo consiglio: la tentazione di rapportare questo film con il più famoso “Pulp Fiction” è quasi irresistibile ma il mio consiglio è quello di non tracciare paralleli o confronti.