Flags of our Fathers (Clint Eastwood, 2006)

Sembra esserci un’ondata di nuovi film sulla Seconda Guerra Mondiale; dopo il celebratissimo e maestoso soldato Ryan, questa volta è Eastwood (co-prodotto da Spielberg) a raccontarci la storia di tre soldati la cui guerra inizia a Iwo Jima.

Coinvolti in uno degli scatti fotografici di guerra più famosi della storia (i marines che alzano la bandiera sul monte Surabachi) diventano testimonial viventi e protagonisti di un roadshow lunghissimo avente come scopo la raccolta di fondi per lo sforzo bellico.

La vita però non sarà troppo generosa con questi ragazzi, come non lo è stata con tanti reduci.

Eastwood non fa proprio niente per farci sembrare questa (qualunque) guerra meno schifosa di quanto non sia, e l’eroismo del quale vengono ammantati i tre reduci è fasullo non meno delle montagne di cartapesta su cui i tre si devono eternamente arrampicare in una specie di reinterpretazione in chiave moderna del mito di Sisifo.

Il film si chiude esplicitando la chiave di lettura: Eastwood non è Kubrick, e quello che vuole dirci l’ispettore Callahan preferisce dichiararlo per esteso: ci sarà stata pure in ballo la libertà ed i destini del mondo, ma i soldati in guerra compiono atti di eroismo solo per i propri compagni.

Cast di illustri sconosciuti, salvo forse il canadese Barry Pepper, che abbiamo giò visto sia nel soldato Ryan (il cecchino religioso) che in “We were soldiers”. Musica composta dal vecchio Clint: chi lo avrebbe detto che il texano dagli occhi di ghiaccio sarabbe finito poeta e musico !

Pubblicato in: on 19 Novembre 2006 at 1:17 am Lascia un Commento

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