Master & Commander (Peter Weir, 2003)

Non sono un grande appassionato di film in costume in quanto genere, ma ogni tanto ne incontri uno fuori dell’ordinario.

Peter Weir è del resto regista di grande talento, non particolarmente prolifico ma che ho già apprezzato e molto in titoli come “Picnic a Hanging Rock”, “Witness”, lo s-t-u-p-e-n-d-o “Gallipoli”, “L’attimo fuggente” (Capitano, mio Capitano), “Green Card”, “The Truman Show”.

Insomma devo confessare che Weir, insieme forse solo a Kubrick, Coppola e Allen lo vado a vedere a scatola chiusa. E anche Master & Commander è davvero un bel film, non solo per la precisione con cui sono riprodotti gli ambienti claustrofobici a bordo di una fregata di Sua Maestà, ma anche perché se a fare effetti speciali o folle di comparse con i computer ormai sono davvero buoni tutti, un veliero è una cosa diversa; per carità, ci sono anche un paio di punti dove – misteriosamente – il veliero marcia a tutta birra… a vele flosce, ma nel complesso la macchina teatrale regge molto bene.

Weir riesce a farmi piacere persino bisteccone Crowe, suo quasi compatriota, l’uomo che in tempi moderni ripresenta il mito dell’attore con una sola espressione (ve lo ricordate Charles Bronson che sembrava sempre in procinto di sbranare tutti? Bene, Russell Crowe invece usa l’espressione “martire addolorato, mamma mia come sono sfigato”, ma se adesso ne imparasse un’altra non sarebbe male.

Il film però ci si rivela solo nella scena finale-finale, quella che forse qualcuno frettoloso di spostare l’auto dal parcheggio potrebbe anche essersi perso: l’inafferrabile capitano francese dell’Acheron, infatti, che sembrava definitivamente battuto, riesce con una astuzia a darsela a gambe, costringendo la Surprise del capitano Aubrey a riprendere l’inseguimento.

La caccia, ci dice Weir, ha senso ed è bellissima fino a che dura: come Godot non arriva mai, così il cacciatore deve arrivare vicinissimo alla sua preda, ma mai abbastanza da acchiapparla davvero.

Ginko non può davvero catturare Diabolik, e Topolino non può sbattere in gattabuia Gambadilegno per sempre – queste cose capitano nel mondo vero, non nelle favole.

Nel cast tutto al maschile, oltre a bisteccone, si fa notare Paul Bettany (il chirurgo-botanico) – gli altri comparsan, ma dignitosamente.

Pubblicato in: on 21 Novembre 2006 at 10:52 pm Lascia un Commento
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