Apocalypse now (Francis F. Coppola, 1979)

Coppola è quasi fallito per finire questo film; ha messo in gobbo casa sua, si è riempito di debiti; Martin Sheen si è beccato un infarto a metà lavorazione, il governo filippino che gli aveva messo a disposizione gli elicotteri a un bel momento se li è ripresi perché aveva una qualche guerra da combattere.

Il film è ricco in modo quasi barocco di scene memorabili e dettagli che escono alla seconda, terza o quarta visione (come ad esempio la particina da cattivo di Harrison Ford, o un Laurence Fishburne tanto giovane da essere irriconoscibile, o ancora il cameo di Coppola stesso che interpreta il regista di documentari di guerra), la colonna sonora che ti rimescola le budella nell’attacco della cavalleria dell’aria o nella scena del ponte, l’agghiacciante crudezza della strage sul sampan cambogiano provocata da null’altro che il nervosismo di soldati che alla fine non sono neppure malvagi.

Ma le vere protagoniste del film sono le metamorfosi, cose e persone che mutano:

  • Il colonnello Kurz, che da valoroso combattente diventa un mostro disumano per il quale uccidere è diventata una forma d’arte
  • il surfista Lance, che da superficiale “beach boy” si integra perfettamente con la giungla, e alla fine si dimostra il più adatto a sopravvivere
  • l’equipaggio del barchino, tre ragazzi macinati dal tritacarne della guerra: coinvoltia forza nella missione di Willard, capiscono subito che è uno che porta guai, ma non possono far altro che andare avanti con lui lungo l’eterno fiume
  • il colonnello Kilgore, eco dei militari di Kubrick (Apocalypse Now arriva 15 anni dopo il Dottor Stranamore): lui la sua metamorfosi l’ha completata prima che il film inizi, noi lo vediamo già trasformato, ma la sua pazzia è perfettamente circoscritta alle premesse: la guerra è normalità, massacrare un villaggio intero va d’accordissimo con fare il surf.

Alla fine chi cambia di meno è forse proprio Willard, che ha già dovuto fare i conti con il suo “Cuore di Tenebra”, ha imparato ad averne paura ma anche a trarne forza per fare quello che deve fare: Willard entra mostro nel tunnel, ma ne esce umano.

E’ difficile immaginare che ci possa essere qualcuno che non ha visto questo film, ma a quell’unica persona non posso far altro che raccomandare di colmare la lacuna.

Pubblicato in: on 12 Dicembre 2006 at 12:27 am Lascia un Commento

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